giovedì 2 luglio 2009

Comunicazione e pubblicità: testimonial, personaggi famosi e scarsa qualità nutrizionale degli alimenti?


Nel campo della comunicazione spesso le aziende alimentari cercano alleati tra i personaggi famosi come testimonial per le loro campagne pubblicitarie, ma questi alimenti sono sani, aiutano a seguire schemi alimentari corretti?

I miei figli guardano con ammirazione i personaggi sportivi, imitano il modo di parlare, il modo di giocare, vogliono vivere come Beckam, Totti, Federer, e se arriva un prodotto con la loro pubblicità sembra che non possono vivere senza, perchè se la brioche la mangia Ronaldo, anche io sarò come lui, lo spirito di emulazione si sa è grande! Per non parlare dei personaggi dei fumetti dalle Winks, Winnie the Pooh ecc ecc. Purtroppo nessuno si preoccupa della qualità nutrizionale dei prodotti, vediamo perchè.

Bisogna fare una distinzione tra testimonial sportivi e personaggi dei fumetti. Nel caso dei personaggi dei fumetti o dei cartoni, un azienda che ha i diritti d’autore della proprietà intellettuale del personaggio, cede per un'altra azienda i diritti di utilizzazione del personaggio, nessuno si preoccupa di imporre dei limiti, qualsiasi prodotto va bene. Per testimonial avviene la stessa cosa prestano il loro volto e la loro immagine a un prodotto alimentare ma sono personaggi reali e non di fantasia, che con il loro stile di vita sono testimonial del prodotto.

Qualche numero fa' il Lancet sostenne che era una cosa inaccettabile che personaggi noti, facessero promozione a prodotti alimentari in particolare per bambini con alto contenuto di zuccheri, grassi, sale . Questa tabella pubblicata è stata creata da FSA in Regno Unito, ma è riproducibile anche in altre nazioni dell'Europa.

In Italia io ricordo A.Howe (kinder bueno) la squadra nazionale di calcio (Nutella) Massimiliano Blardone, Giorgio Di Centa, Pietro Piller Cottrer, Camilla Borsotti, Lucia Recchia, Alberto Schiavon, Karen Putzer (pocket cofee) Antonietta Di Martino, Alex Schwazer e Josefa Idem, (Kinder ) G. Ferrara (danette coppa bianca), alcuni calciatori (pepsi cola)....

Il problema è come questa comunicazione si oppone alle campagne di salute pubblica per incoraggiare una riduzione del consumo di sale, zuccheri e grassi saturi. La visibilità è diversa, più simpatica e coinvolgente, il budget pubblico è molto inferiore al budget della comunicazione di un azienda e vanifica qualsiasi sforzo. Alcune agenzie governative hanno provato a stabilire degli accordi con le aziende tipo Coca cola ma tali programmi sono destinati a fallire prima ancora che a iniziare dato la poca affidabilità delle aziende coinvolte.

Ho provato a sentire alcuni campioni di sci “È difficile rinunciare a una proposta pubblicitaria se specialmente pratichi uno sport che non è il calcio, non ti puoi permettere di rifiutarla a livello economico; l'esempio non deve arrivare solo da noi sportivi, ma dalla famiglia e dalle istituzioni” e N. Castelnuovo indimenticato testimonial dell’Olio Cuore “Per tutti sono ancora l’uomo dell’olio, non rinnego quello che ho fatto, mi ha dato il calore del pubblico. Ho prestato la mia immagine per un prodotto che promuoveva uno stile di vita sano, anche se allora si pensava che olio di semi era dietetico”

Recentemente sono stati posti alcuni limiti ai spot della pubblicità di alcuni prodotti alimentari tanto che è diminuita la percentuale degli spot alimentari nel corso dei programmi per bambini ma è aumentato il numero degli spot di pubblicità in altri momenti della giornata, ciò significa che l'esposizione globale per bambini è aumentata e non diminuita. Come dimostra la tabella esposizione ai mezzi di comunicazione in percentuale (%) ad essere più a rischio sono i 11-13 anni più esposti alla televisione e alla pubblicità .

Un altro modo per eludere i limiti sulla pubblicità per bambini è quella di creare dei nomi di marca che richiamana al prodotto senza dichiararlo cosicché se non posso fare la pubblicità della Coca cola, posso fare quella della Diet coke. Approvata la legge trovato l’inganno.

Come genitori sappiamo cosa fare , ma gradiremmo che a livello politico , oltre che alla linee guida e ai codici di autoregolamentazione a cui personalmente crediamo poco, ci fosse una norma che vieta l’uso di celebrità per gli alimenti si scarsa qualità nutrizionale. Cosa ne pensate dei famosi per la pubblicità di alimenti come snack?


Nella tabella qui sotto come valutare i prodotti in modo semplice per i bambini, in verde quelli che possiamo mangiare senza problemi a basso contenuto di sale, grassi, grassi saturi, zucchero. es fino a 5 grammo di zucchero per 100 gr, possiamo mangiarlo senza problema, qualche volta quelli tra 5,1 e 15 gr, raramente quando gli zuccheri superano 15, 1 grammi per 100 gr.


Es. Kinder Bueno 100 gr. kcal 567 di cui grassi 36,8 gr. non può considersi un prodotto da consumare a frequenza libera.

mercoledì 24 giugno 2009

Evviva è iniziata la stagione dei gelati! Gelato artigianale o gelato industriale? I nuovi trend del gelato

Non vedevo l’ora che iniziasse l’Estate per mangiare il gelato, si lo so che c’è tutto l’anno, ma sono ancora di quella generazione che è legata all'andamento delle stagioni, il gelato è sinonimo d’estate, di una bella passeggiata, di una sosta su una panchina all’ora di pranzo che mi gusto il mio bel cono gelato in relax.

Una nostra lettrice mi ha scritto dicendomi che quando va al supermercato e legge le etichette dei gelati rimane basita dalle sigle e degli ingredienti (anche noi, accidenti) soprattutto è stupita dall' utilizzo del solo latte in polvere, cosi ha comprato una gelatiera e si fa il gelato da se, faccio cosi anche io, ma non voglio parlare male del gelato, quindi non parlerò del nuovo gelato dietetico della Unilever che non si scioglie, sono dei sorbetti con il 50% in meno di grassi con una una proteina sintetica, la ISP isolata originariamente da un pesce artico e riprodotta in laboratorio attraverso la fermentazione di un lievito geneticamente modificato, invece una chicca il sito del gelato Algida Unilever dove un esperta nutrizionista ci spiega, dei buoni aromi, addensanti, additivi, e poi dicono che ce l’ho sù con i nutrizionisti ! Voglio farvi vedere degli esempi positivi di buon gelato.

Il gelato artigianale
In Italia c’è una grande ricchezza che è il gelato artigianale, è uno dei simboli della cultura alimentare italiana, tanti piccoli artigiani che realizzano dei gelati dai gusti molti originali ma sopratutto di qualità, fatti con il latte fresco e con ingredienti di prima qualità, un es. la gelateria Grom un grande gelataio c'è a Malè in Trentino, Gelateria Roby di Erminio Largaiolli (gelato al formaggio, vino, grappa, verdure, erbe di campo) . C’è un ampia diversificazione dai gelati dal latte (asina, capra, bufala, soia, riso) ai gusti (aceto balsamico, amarone, moscato), ogni città ha la sua mappa del gelato più buono. Tutta questa creatività però rimane a livello artigianale locale non va oltre, un vero peccato perché in realtà sono molto vicini al gusto e allo stile di vita dei consumatori,(molto più delle aziende industriali) tanto che hanno generato i nuovi trend nel settore del gelato, perché il futuro del gelato è :

Il gelato sorbetto o lo smoothie (risponde alla domanda di leggerezza e di qualità più che di prodotto light a ridotto contenuto calorico, più frutta per un gelato migliore)
Nati per chi non vuole rinunciare al gusto del gelato nonostante una dieta ipocalorica, hanno conquistato con il sapore della frutta una vasta platea , sono senza latte con sciroppo di zucchero e frutta, si possono fare in casa degli ottimi sorbetti, ma sono molto richiesti nelle gelaterie, ci sono anche diversi versioni industriali chiamate "smoothie" con una buona percentuale di polpa di frutta che va dal 77% al 60% come per esempio i sorbetti Haagen Dazs, Andros, Migros.

Il gelato etico (risponde alla domada di uno stile di vita etico ed ecosostenibile)

Sono i gelati realizzati con ingredienti di cooperative cha aiutano lo sviluppo dell’agricoltura nei paesi del terzo mondo. Sono in vendita nel canali commerciali di commercio equo e solidale ma anche nelle gelaterie.

Il gelato a km zero (risponde alla domanda di responsabilità sociale e ambientale)
Molte gelatiere artigianali adoperano solo prodotti locali dal latte agli ingredienti, seguendo il ritmo delle stagione per i gelati alla frutta. Perchè come dice la coldiretti molta frutta per i gelati deve essere importata da paesi lontani con il consumo di petrolio ed emissioni di C02: per trasportare a Roma un chilo di papaya dall’Argentina in volo per una distanza di 12mila km si consumano 5,4 kg di petrolio e si liberano 16,2 kg di CO2 mentre per un kg di mango dal Cile si richiede la combustione di 5,8 kg di petrolio con l’emissione di 7,4 kg di CO2.
Un esempio un gelataio di Verona, Roberto Bonato della Gelateria San Zeno. Il latte arriva dagli allevamenti del Monte Baldo, le uova da un’azienda di Padova, la frutta dalle aziende della provincia come lamponi, ribes, fichi, ciliegie e mele cotogne, more di gelso di Zevio, pera di Operano ma anche gelati con vino come recioto di Soave, passito di Custoza, Amarone.


Il gelato fatto con latte fresco e senza additivi, aromi e conservanti con gusti creativi
(risponde alla forte domanda di naturalità, genuinità e qualità)

Cosi molte aziende hanno capito che il consumatore vuole prodotti autentici, prodotti sani e prodotti di qualità come i gelati Alperel, dei gelati artigianali naturali con dei gusti originali come : i gusti lampone e basilico, pesca e gelsomino, miele e lavanda, fiore d'arancio, moka dell'Etiopia. Un 'avventura imprenditoriale che conosco bene, iniziata quasi per gioco nel 2000 in Alta Savoia da due semplici artigiani ma ora famosi in tutti il mondo.

Il gelato con le verdure (riponde alla domanda di sperimentazione, di diversificazione del gusto)
Gelati si con le verdure hanno molto successo il gelato al peperone proposto dall'azienda L'angelys e il gelato al pomodoro, fragole e basilico lo trovate nei supermercati per surgelati Picard

I gelati miei preferiti, i gelati gourmand! (rispondono a una domanda di piacere, di appagamento del senso del gusto)

parlo di cibo anche perchè sono goloso e cosi ho trovato il mio gelato preferito gelato al lemon curd, è prodotto dalla Birdy Nam Nam fatto con latte fresco, senza coloranti, aromi, emulsionanti, additivi, conservanti, un esempio di come di possono fare gelati di qualità anche a livello industriale, sia ben chiaro che il gelato che mi piace di più è quello di casa mia ma se proprio devo scegliere un gelato già pronto mi piacerebbe averlo così. Al momento le mie scelte vanno sul gelato artigianale e le vostre?

Informazione: Istituto Italiano del gelato, Il gelato artigianale,

NB1:In merito al gelato con la proteina ISP della Unilever si precisa che la suddeta proteina è stata autorizzata Unione Europea con questo documento e rimando a sito Efsa. Non avevo intenzione di creare alcuna polemica in merito, volevo solo dimostrare che esiste un modo diverso di produrre gelati.

PS 1
: Alcuni di questi gelati saranno disponibili in Italia solo fra un anno, in Svizzera alla Migros e in Francia in quasi tutti i Super, rischio di essere fuori tema ma volevo solo farvi vedere che nel futuro ci saranno prodotti di qualità e mica solo gelati ricchi di coloranti, aromi, addensati è il consumatore che sceglie sempre e condiziona le scelte dell'aziende produttrici.

sabato 20 giugno 2009

Pesce per una pesca sostenibile e un consumo responsabile

Il mare e i suoi prodotti sono associati da sempre a un immagine di benessere e salute, il pesce è considerato un prodotto con ottimi principi nutrizionali, legati alla presenza di omega 3, acidi grassi polinsaturi, di minerali come il selenio, il fosforo, il fluoro e lo iodio, apporta una discreta quantità di vitamina A, Vitamina E (presenti nei pesci più "grassi"come anguilla e sgombro) e Vitamine del gruppo B.

I consumi di prodotti ittici in Italia si attestano attorno ai 21,5 kg procapite annuo, in sintesi possiamo dire che in media, in Italia si consuma pesce una volta alla settimana, un po' poco se paragonato ai 36 kg della Spagna, ma più della Svizzera dove anche se la domanda è in salita del 20% dal 2001, ha un consumo di 7,6 kg procapite.
L’aumento dei prezzi negli ultimi anni, ha penalizzato il pesce, alimento proteico alternativo ma non competitivo in termine di facilità di preparazione. Oggi il consumatore è particolarmente attento all’ambiente e negli acquisti privilegia materie prime di provenienza certa e che siano ottenuti con sistemi ecosostenibili ed ecocompatibili.

Come optare per un consumo che favorisce la pesca sostenibile

1. Al supermercato, rintracciare il marchio del sistema di certificazione: MSC e Friend on the sea

Riuscire nell’intento di decifrare le etichette del pesce al supermercato non è facile, il solo dato disponibile è la provenienza ma spesso si riferisce ad aree geografiche troppo grandi, tipo Nord Atlantico, e il metodo di pesca (pesca a strascico o di linea) non è menzionato. Troverete spesso l'indicazione Fao che è l'ubicazione della pesca e/o dell'allevamento, 37 è il codice del Mare Mediterraneo. Le informazioni sulle etichette per garantire una pesca rispettosa dell'ambiente marino sono poco presenti, solo Findus si autocertifica. Due dei marchi più riconosciuti a livello internazionale sono: MSC e Friend of the Sea che garantiscono una pesca attenta all’ambiente.

MSC
è un’organizzazione indipendente, il cui marchio garantisce una pesca ecologica capace di mantenere costante il livello delle popolazioni ittiche. Con la collaborazione di scienziati, esperti di pesca e organizzazioni ambientaliste, MSC ha sviluppato uno standard ambientale per la valutazione e la certificazione della pesca. I punti vendita e le varietà di pesce di Msc in Italia, Msc in Svizzera,

Friend of the Sea è una organizzazione no-profit e non governativa che mira alla salvaguardia dell'habit marino fornisce un sistema di certificazione adatto sia per il pesce selvaggio che per il pesce da acquacoltura. I criteri per la certificazione sono riconosciuti a livello internazionale oltre quelli tecnici sulla pesca valutano anche i sistemi per la riduzione dei gas serra e le politiche di responsabilità sociale da parte delle aziende, una delle aziende certificate in Italia è il pesce Coop, elenco aziende certificate Friend of the Sea in Italia , Friend of the Sea in Svizzera.


2. Al ristorante cosa scegliere?

Più della metà degli italiani mangiano il pesce al ristorante. In genere vengono richieste le specie che si conoscono, sempre le stesse come gamberi, branzino, orata, rombo, sogliola, merluzzo, nasello, tonno, spada mentre invece il mare è ancora più ricco di varietà di gran pregio e di ottima qualità ma non vengono richiesti perché poco noti. Pochi ristoranti indicano la provenienza del pesce e il tipo di pesca anzi quasi nessuno e spesso spacciano pesce congelato per pesce fresco e pesce di acquacoltura come pesce selvaggio. La scelta si deve basare su specie non protette a rischio, meglio se pesce locale. Sarebbe un ottimo cosa da parte del Ministero una guida con le varietà e la stagionalità. I frutti di mare e crostacei sicuramente non rappresentano una scelta responsabile.

3. Al mercato chiedere pesce fresco, la provenienza e tracciabilità certa

La preferenza deve andare al pesce locale di stagione, in questo modo evitiamo di importare pesce da zone lontane e non rintracciabile. La migliore soluzione è quella di richiedere pesce di allevamento biologico certificato oppure si può consumare senza moderazione il pesce azzurro come acciughe, sardine, aguglia, sgombro, ma anche le meno note, cicerello, costardella, suro oppure i pesci di acqua coltura certificata come orata, branzino, trota iridea, trota salmonata (fonte Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, Roma).

Vademecum Pesce fresco: - Odore: tenue, marino, gradevole - Aspetto Generale: brillante, metallico iridescente - Corpo: rigido, arcuato - Squame: aderenti - Pelle: colori vivi, cangianti - Occhio: in fuori cornea trasparente pupilla nera - Branchie: roseee o rosso sangue prive di muco - Carni: compatte, elastiche bianche o rosee - Costole e colonna: aderenti alla parete addominale e ai muscoli dorsali

Molti supermercati e mercati hanno prodotti che arrivano da acquacoltura, che hanno registrato un considerevole aumento sul mercato rappresentano un terzo del quantitativo complessivo di prodotti ittici venduti. Ma il mangime a base di olio e farine di pesce utilizzato nell’acquacoltura crea un paradosso: nell’allevamento convenzionale vengono sfruttati più pesci e frutti di mare di quelli che si ottengono. Per produrre ogni chilo di pesce o crostacei d’allevamento si fa ricorso a quasi 6 chili di pesce selvatico. Un documento sui danni dell'acquacultura di Green peace , Informazioni sull'acquacoltura in Italia sul sito Associazione Piscicoltori italiani.

4. Guida al sushi responsabile , scegli il sushi senza tonno

Diverse abbiamo sentito che Sushi e sashimi sono un danno per l’ambiente , tuttavia è possibile richiedere sushi senza sentirsi in colpa, come per esempio ordinare del pesce ecco lo schema che vi ho preparato ci sono anche i gamberi di allevamento ma se potete farne a meno meglio.

PESCE SELVAGGIO

PESCE ALLEVAMENTO

5. Specie protette da evitare l'acquisto

Ci sono alcune specie che non possono essere commercializzate in quanto la loro cattura danneggia habitat marino come : cefalo, bianchetti, rossetti, datteri, ricci di mare. Mentre la pesca di carpa, coregone, storione danneggiano habitat delle acque dolci.

Emergenza invece per tonno pinna gialla, tonno rosso, pesce spada, merluzzo la maggior parte di questo pesce arriva da pesca pirata e da stock tenuti in pessima condizione igienica, senza alcuna norma, bisogna inoltre evitare i gamberoni tropicali prodotti da acquacoltura e proveniente dal Sud America e dal Sud-Est Asia, gli allevamenti sono responsabili della distruzione delle foreste di mongrovie, impediscono alla popolazione l'attività di pesca tradizionale, l'acqua salata contamina l'acqua dolce per irrigare i campi, dal punto di vista sanitario i gamberoni tropicali sono ricchi di residui di antibiotici adoperati per la coltura.

A Monopoli
Biolfish il 22-28 Giugno 2009
Contaminazione pesce da cadmio su Trashfood per i Granchi
Ulteriori informazioni sul pesce sostenibile: Greenpeace Guida ai prodotti Ittici, WWF sai che pesci pigliare

martedì 16 giugno 2009

Cibi light, alimenti light, prodotti light : li vedi e ti sembra di dimagrire, quando il marketing fa' snelli a vista!

Il momento dell'acquisto è il momento più importante, più del 60% dei prodotti alimentari si decidono d'impulso nel punto vendita, vi faccio vedere in questa analisi da me realizzata di come le aziende convincono all'acquisto di un prodotto light, senza leggere l'etichetta con il solo packaging e la comunicazione, in fondo troverete un vademecum per invece analizzare un etichetta per capire se veramente un prodotto è light. I prodotti light, non sono prodotti che fanno dimagrire, ma sono prodotti a ridotto o per lo meno dovrebbero essere a ridotto valore energetico e/o a ridotto contenuto di grassi, rimane sempre il fatto che devono essere associati ad una dieta ipocalorica e un attività fisica regolare e costante.


1. Colore: blu e azzuro cielo
Mettete insieme una serie di prodotti light, noterete che hanno una caratteristica comune il colore blù, come il tappo della confettura light Hero , i biscotti Colussi senza zucchero, questo perché il blu e l'azzurro nell’ inconscio collettivo è associato alla purezza, alla leggerezza. "Leggeri che sembra di volare". Immagini leggere come acquerelli.
Obiettivo: trasferire nel colore il concetto di leggerezza


2. La Scrittura: in genere in corsivo
Solitamente è manuale e leggera come se fosse scritta a mano
Obiettivo: trasferire sul prodotto fiducia e avvicinarsi ai clienti come un amico .


3. L'immagine: un figura sottile di donna
La silhouette della donna, si riflette sul logo dei prodotti, l'immagine mette in risalto le forme corporee ideali.
Obiettivo: tramettere l'idea della forma fisica magra ideale.
Fitness per i cereali per esempio una donna che cammina in punta di piedi e le braccia alzate in segno di vittoria, sarà perché ha letto i 17 g di zucchero per 100 gr di prodotto?

4. Il messaggio: impegno e divertimento
Sul retro delle confezioni per esempio dei Cereali kellogg’s, testi sulle raccomandazioni e consigli con un linguaggio per incoraggiare il raggiungimento del risultato di una dierta corretta. La frase più utilizzata "ogni giorno" Esempio: "Stare meglio ogni giorno" "Ogni giorno prendersi cura della linea" "Perdere peso ogni giorno” .
Obiettivo: uso quotidiano del prodotto e rassicurazione della scelta.

5. Un istituto medico o spesso il ricorso ai nutrizionisti Esempio: questo prodotto è stato sviluppato con il contributo "X nutrizionisti". Oppure consigliato dai nutrizionisti Chiqita, non esitono i nutrizionisti con il marchio,. Attenzione Nutrizionista è un termine generico con il quale si intende una qualsiasi persona che, anche senza titoli specifici, si occupa di nutrizione. Il termine “nutrizionista” è spesso utilizzato per descrivere un biologo abilitato, iscritto ed autorizzato dal proprio ordine professionale all’esercizio della professione del biologo nutrizionista, non è un medico, ma non può formulare giudizi diagnostici, prescrivere cure di supporto e somministrare rimedi, non ha titoli in merito.
Obiettivo: rassicurare che dietro il prodotto c'è un progetto di salute.

6. L'estensione del prodotto l'idea di "comunità"
Ultime novità tutte le aziende in genere offrono ai clienti di connettersi a un sito web per consigli. In realta questa tecnica permette di fidelizzare il cliente per moltiplicare l'acquisto.
Oggetto: convincere il cliente che è parte di una comunità non è solo nella sua lotta contro il peso.

Ma quando un alimento è light?

Regolamento (CE) 1924/2006 aggiornato dal Regolamento 107 del 15-01-2008.

Leggero LIGHT
L'indicazione che un prodotto e' "leggero" o "light" quando il valore energetico e' ridotto di almeno il 30 % o comunque significativamente ridotto rispetto al prodotto di riferimento non light, l'indicazione inoltre deve essere accompagnata da una specificazione delle caratteristiche che rendono il prodotto "leggero" o "light".

a basso contenuto calorico
L'indicazione che un alimento e' a basso contenuto calorico solo se il prodotto contiene non più di 40 kcal (170 kJ)/100 g per i solidi o più di 20 kcal (80 kJ)/100 ml per i liquidi. Per gli edulcoranti da tavola si applica il limite di 4 kcal (17 kJ)/dose unitaria, equivalente a 6 g di zucchero (circa un cucchiaino).

a basso contenuto di grassi
L'indicazione che un alimento e' a basso contenuto di grassi solo se il prodotto contiene non più di 3 g di grassi per 100 g per i solidi o 1,5 g di grassi per 100 ml per i liquidi (1,8 g di grassi per 100 ml nel caso del latte parzialmente scremato).

Come è facile prendere un abbaglio

1) Brioss Ferrero



Yogo brioss Ferrero (sembra light ma non è, non c'è scritto) il termine yogo richiama la yogurt il colore è blu ma sia il valore energetico che i grassi sono superiori a Brioss Ferrero

sabato 13 giugno 2009

La responsabilità sociale delle aziende agroalimentari per la salute nei prodotti per bambini, sono solo slogan? Si


Questo post è una riflessione molto personale, nata quando ho scritto della nuova bevanda della Coca Cola, con il suo bere responsabile mi ha fatto chiedere, ma cosa fanno le grandi aziende agroalimentari realmente per la salute? In particolare per la salute dei nostri figli?

Analizzando la comunicazione mi imbatto in iniziative dove viene messo in risalto il rapporto tra alimentazione e salute, si annunciano all’orizzonte iniziative di programmi educativi nelle scuole lanciati dai grandi marchi, ero presente il 27 e 28 aprile 2009 a New York dove Nestlé ha presentato il Nestlé Healthy Kids Global Programme, ma analoghe iniziative sono fatte da Kellogg's, Mulino Bianco, Heinz, Casa Modena, Ferrero, Coca Cola, McDonald. Sono queste le aziende che con i loro prodotti hanno condotto i ragazzi all’obesità e ad alimentarsi in modo poco sano, allora io mi chiedevo se tutti questi programmi sono solo comunicazione? Sono credibili per il pubblico?

Non mi piace che le aziende in particolare quelle citate lancino, il loro impegno per la salute dei bambini, lanciano proclami tipo lavoriamo in collaborazione con la società scientifica X, Y, Z. Uno su tanti esempi queste iniziativa che reputo di dubbio gusto Nutrimi e lo fanno con il bene placito di professori universitari autocelebrandosi, stavamo tanto bene anche senza, hanno anche istituito un premio per la migliore comunicazione di prodotto per gli sponsor. Tanto da spingermi a chiedere se quando si mettono insieme aziende e certi "strani personaggi" non creino più danni che benefici.

Facciamo un esempio, molte aziende hanno creato all’interno del proprio sito internet o quando non ne hanno fatto uno apposito, programmi di educazione alimentare per la salute, mi chiedo se sia il consumatore che il bambino non va in confusione? Come non pensare che se Coca cola fa un programma di educazione alimentare allora produce prodotti sani?

Nella mia esperienza ho visto più aziende accusare i genitori, ed essendo io tale, mi sono incazzato molto, ricordo una conferenza stampa in cui Parmalat sosteneva che i bambini non fanno prima colazione perché le mamme e i papa sono sfaticati e gli mandano a scuola senza mangiare oppure il gruppo Heinz che non prestiamo sufficientemente attenzione all'educazione alimentare dei nostri figli , cosa dovremmo fare secondo loro fargli mangiare le verdure con il ketchup e la maionese? Avete mai provato a fare mangiare a vostro figlio qualcosa che non sia in pubblcità ?

Prendiamo un altro esempio di buona e sana colazione, personalmente trovo molto discutibile lo spot sulla prima colazione della Nutella, fare colazione con pane nutella e frutta, gli dobbiamo insegnare a mettere una tavoletta di cioccolato in mano appena si alzano?

Un esempio più reale Kellogg's Frosties, quelli fatti apposta per i bambini con la tigre contiene 37g di zucchero, di circa 7 cucchiaini da tè. Si tratta di quasi la metà dell'intera dose giornaliera raccomandata di zucchero Stessa cose del concorrente Cereali Nestlè Chocapic!

Tutte queste operazioni per di più politiche volte a limitare l'obesità infantile con l'aiuto delle aziende, aiuto non gratuito perchè finanziato dallo Stato, quindi da tutti noi come consumatori(non in tutti i casi ma in maggioranza), non mi trovano d'accordo, hanno trasformato l'Obesità in un business per le aziende e qualche "strano personaggio", ricevono profitti dalla vendita dei prodotti e di più ricevono finanziamenti per programmi educativi per la nutrizione! Non mi piace nemmeno il messaggio d'educazione che lanciano troppo incentrato sul "senso di colpa" e sull'aspetto "sanitario", poco adatto all'età e all'attenzione dei bambini.

Per noi genitori cirondati da comunicazioni poco adatte alla loro età rimaniamo soli, è difficile educare ad una buona e sana alimentazione. La responsanbilità sociale delle aziende non è fare programmi educativi ma è produrre prodotti sani che aiutano a seguire dei schemi alimentari corretti, non fare comunicazione d'alimentazione e salute e producendo cibi spazzatura!

mercoledì 10 giugno 2009

Dessert e yogurt 0,1% di grassi con gelatina di maiale


Quando i miei nonni dicevano che del maiale non si buttava via nulla avevano ragione, è da diverso tempo che alcuni yogurt (ma anche creme e dessert ), in particolare quelli light a ridotto contenuto di grasso, hanno tra i loro ingredienti la gelatina del maiale, per dare più consistenza.
La notizia non è nuova, il primo clamore scoppiò nel 2002 quando diversi rappresentati delle comunità musulmane e ebraiche lanciarono una denuncia pubblica.
Il dato importante è che la maggior parte degli prodotti che avevano gelatina di maiale come ingrediente non lo comunicavano in etichetta, qualcuno indicava solo il termine "gelatina" (Omissione? Dimenticanza?). Danone fu l'unico gruppo che comunicò un elenco di prodotti dove era presente la gelatina di maiale, ed è unico gruppo che a richiesta, si rende disponibile a inviare un elenco.

L'utilizzo della gelatina in prodotti come dessert, gelati e derivati del latte non è nuova, solo che fino al 1996 veniva adoperata della semplice gelatina di vitello, con l'avvento della mucca pazza, si è sostituita la gelatina di vitello con quella ricavata dalla pelle del maiale.
L'utilizzo della gelatina nei prodotti alimentari viene motivato dalla necessità di ridurre le calorie, per soddisfare la domanda di prodotti a basso contenuto di grassi. Questo crea un problema ai produttori in quanto la materia grassa conferisce agli alimenti un sapore gradevole.
In questa situazione le proprietà organolettiche della gelatina giocano un ruolo importante in quanto lo scioglimento della gelatina, avviene ad una temperatura vicina a quella corporea, restituisce delle sensazioni piacevoli al palato, più piacevoli rispetto ad altri sostituti dei grassi.
La gelatina consente così di ridurre il contenuto energetico degli alimenti senza alcuna compromissione del sapore. In teoria non è la sola gelatina che si può utilizzare, ma l'alternativa della gelatina di pesce o dell'agar agar è poco conveniente per i produttori.

La gelatina viene utilizzata dall'industria alimentare in molti prodotti dalle caramelle alle creme già pronte come potete vedere nel sito Gelatine in italiano.
Molti politici avevano promesso che avrebbero emanato delle norme con obbligo di indicare il tipo di gelatina usato ma dopo sette anni ancora nessun regolamento o norma è stata emanata in merito.
Quindi un monito a tutti i miei lettori in generale e ai vegetariani, musulmani e ebrei, quando vedete scritto sull'etichetta gelatina all'80% è gelatina di maiale e dove ahimè non c'è scritto utilizzate il sesto senso, se poi riuscite a farvi dello yogurt in casa come molti blog ho visto ancora meglio.

Oltre a Danone nel 2003 che ha ammesso di utilizzare gelatina di maiale, anche Philippe Oertlé della Nestlé ha reso noto che la quantità di gelatina nei dessert non superera lo 0.9 per cento, "questa sostanza serve da legante, permette alla crema di prendere consistenza". L' Ufficio Federale della Salute Pubblica a Berna rende noto che il termine "gelatina" significa che il prodotto contiene gelatina di maiale, dovrà essere specificata l'origine quando proviene da altri animali. Nell' Unione Europea non esiste alcun obbligo di dichiarazione della provenienza della gelatina.
Esempio di etichetta di un prodotto con gelatina di maiale di uno yogurt che è continuamente in pubblicità in televisione: Latte scremato, zucchero, crema di latte 8%, albicocca 6,6%, sciroppo di glucosio, addensanti:E1442, E414, E412; proteine del latte, gelatina, aromi, coloranti: betacarotene, estratto di paprica; caglio, fermenti: Lactobacillus bulgaricus.
PS.L'immagine non ha nulla a che fare con argomento del post

lunedì 8 giugno 2009

Vitamin Water, l'idratazione responsabile di Coca Cola?

Un' autentica esclusiva, la nuova acqua funzionale del grande colosso Coca Cola, ad attrarmi a New York è stato un temporany shop molto colorato e la forma della bottiglia, un gran bel packging, ma cosa nasconde? Anche se il marchio utilizzato è Glaceau, rimane un prodotto della Coca cola. Da diverso tempo il colosso americano sta cercando di trovare spazio nel mercato delle acque e delle bevande funzionali, senza un grande successo con flop molto evidenti come Dasani lanciato nel 2004, Jianchi in Italia nel 2008 di cui ho diffusamente parlato 1 e 2, Acquarius, Lilia Emotion Mind .


Mi è arrivato in questi giorni il comunicato stampa, non so quando questa acqua arriverà in Svizzera e in Italia, attualmente è distribuita solo in America, Gran Bretagna e a fine mese in Francia. Sono morto dal ridere, il titolo era “Quando il desiderio arriva è gia tardi” Cosa bere ogni giorno, bisogni fisiologici e idratazione influenza sulle proprietà intellettuali e prestazioni sportive per un idratazione responsabile.

Il testo mette in evidenza il pericolo di una non corretta assunzione di liquidi, definendo a rischio circa il 70% delle popolazione nello sviluppare problemi alla salute come calcoli e infiammazioni delle vie urinarie, stipsi e disfunzioni del sistema cardiovascolare. Creato il problema dell'idratazione Vitamin water è la soluzione per un idratazione responsabile! Il comunicato stampa si ferma qui, per obiettività Coca Cola avrebbe dovuto fare vedere anche l'impatto dell’obesità del consumo delle sue bevande gasate zuccherate, 1 Coca Cola sono l'equivalente di sette zollette di zucchero e parlano di idratazione responsabile, perchè la faccio io la Coca Cola? C'è un problema di coerenza, con quale credito mi pongo sul mercato come azienda dall'idratazione responsabile se sono il più grande produttore della bibita che più danneggia la salute dei consumatori!


Questo nuova bevanda si allinea e tutte quelle bevande di cui abbiamo parlato “psico-fisiche” e "psico-somatiche", cioe presunte virtù ma tanta "acqua calda" con un po' di succo a e caro prezzo, qualche esempio per crearci qualche inimicizia: Danone Vitasnella, Vitasnella Fit-drink, San Pellegrino Fitness, Acqua Therapy, Jianchì. Tutte le acque o bevande vitamin water hanno una supplementazione di vitamine del gruppo B più supplementazioni diverse (Zinco, Vit. E, Calcio, Vit. A Vit. C)
Un acqua troppo dolce, è la prima volta che ufficialmente, dopo la recente approvazione da parte dell’FDA delle Stevia, ricavata dalla Stevia Rebaudiana, viene introdotta come zucchero in una bevanda, dolcifica 200 volte in più. Quello che salta all’occhio è il contenuto di Vitamina C 120 mg , il 200% della dose giornaliera raccomandata …. Tutto sommato non ricordo dove ho letto che uno degli effetti collaterali di un eventuale supplemento di vitamina C potrebbe essere la diarrea, almeno risolviamo il problema di stipsi della non corretta idratazione di cui Coca Cola aveva scritto nella cartella stampa, ma sta di fatto che questa integrazione è inutile non si immagazina vitamina C e soprattutto non si sostituisce con una bevanda con la porzione di frutta.

Le bevande si differenziano perchè la linea Vitamine Water 10 contiene dieci calorie mentre la linea Vitamin Water 19 Kcal , quasi il doppio, ed è composta da 4,6 g di zuccheri per 100 ml, (3 zuccheri diversi , oltre alla stevia, di cui abbiamo parlato sopra, che qui è denominata Truvia, c'è Erythritol e fruttosio cristallizato) non è poco perché mentre di una porzione di alimento sono sufficienti 100 grammi come peso, delle bere le proporzioni sono più grandi, bisognerebbe bere almeno 2 o 3 litri d’acqua al giorno, una bottiglia da 0,5 litri contiene 23 grammi di zucchero non è poco, a rapido assorbimento se non accompagnati con delle fibre come quelle contenute nella frutta !

Sono circa 13 i diversi gusti o meglio dire stati psico-fisici arricchite con vitamine come:

B-relaxed al gusto di jackfruit e guava con tianina

Defence: al lampone e mela con Vit C, Zinco, B3, B5, B6.

mentre la linea Vitamin water 10 :

XXX acai mirtillo melograno con B3, B5, B6, B12

Energy: limone tropical con Vitamina B3, B5, B6, B12, Vit C,

Tutto fuorchè Coca Cola Idratazione Responsabile, un termine di moda ma che nulla ha a vedere con la sostenibilità ambientale, tanto meno con la prevenzione dell'obesità, inoltre ci vogliono da 3 a 9 litri di acqua per fare un litro di Coca Cola incongruenza tra queste cose è un po' troppa.

Fonti: Glaceau, Psfk, Nytimes, FoodBeast, H2omilano,

giovedì 4 giugno 2009

Antitrust multa Danacol e Pro-activ per pubblicità ingannevole e poco chiara

Lo avevo detto, lo avevo scritto e come mi aspettavo e speravo è arrivato il bollettino n.19 dell' Autorità Garante della Concorrenza e del mercato che in Italia ha multato Danacol di Danone di 300.000 euro e Pro-activ di Unilever di 100.000 euro le pubblicità dei due prodotti, giudicandole come pratiche commerciali scorrette. Ve li ricordate? Erano quelli contro il colesterolo gli spot che passavano in Tv ogni ora, che se anche non avevi il colesterolo alto, ti veniva il dubbio!

Danacol + Mese del cuore
Andiamo per ordine sono due provvedimenti per Danone (uno era poco) uno per Danacol l'altro la promozione del Mese del cuore collegato a Danacol, a dire il vero i provvedimenti riguardano tutta la comunicazione sul prodotto Tv, stampa, Internet, dalle note dell'antitrust che riporto:

"Si rileva come la campagna promozionale svolta da Danone per pubblicizzare il prodotto Danacol sia incentrata sull’alterazione fisiologica del livello di colesterolo e sul conseguente rischio cardiovascolare al fine di indurre nei consumatori consapevolezza e allarme su tale fattore di rischio, creando un conseguente bisogno e presentando Danacol come soluzione"

"Pur tenendo conto dell’attitudine degli steroli, dei quali si compone il prodotto ad intervenire su i livelli plasmatici di colesterolo, si ritiene che sia fuorviante porre in relazione una problematica, quale si configura il colesterolo, che nei casi più seri richiede una terapia farmacologica di carattere permanente, al consumo di un prodotto alimentare"

"I messaggi sotto tale aspetto sono omissivi e fuorvianti in quanto ricorrono a claim, riferimenti e immagini (nel messaggio stampa sono riportati un grafico, citazioni di prove scientifiche, nonché affermazioni quali “Contro il colesterolo […] Danacol […] ”, “il tuo alleato naturale contro il colesterolo”, e negli spot sono presenti attestazioni di efficacia quali “Già dopo tre settimane riduce il colesterolo”/“riduce il colesterolo in 3 settimane”), senza offrire al consumatore parametri oggettivi o informazioni più esaurienti che gli consentano di comprendere la reale efficacia del prodotto"

Di diversa natura invece il provvedimento sulla promozione Mese del Cuore ritenuta poco chiara, una confezione omaggio ma solo dopo avere compilato un questionario, spedito lo scontrino, veniva inviato un buono omaggio. Non aggiungo altro perchè dopo il flop di Essensis, dell'acqua minerale ritirata sul mercato in Francia, dopo il ritiro degli heath Claims per Activia e Actimel dal giudizio dell' Efsa per timore di una bocciatura, non so quale altro prodotto rimanga, vedo il gruppo Danone in confusione, in una nota stampa dell'azienda fa sapere che ci sono 500 ricercatori che testano e studiano i prodotti e uno staff che studia attentamente la pubblicità, sarà ma se i risultati sono questi possono restare anche a casa, un errore capita una serie di errori è indice di qualcosa di più profondo che non funziona.


Pro-activ " La Donna del cuore"

Ad essere messa in discussione è stata la campagna di prevenzione con la Società Italiana di Cardiologia, in quanto pro-activ ha avuto dall' Efsa il parere favorevole agli health claims nell'11 luglio 2008, Il provvedimento non attiene alla natura e alle caratteristiche del prodotto ma alla comunicazione, dalle note dell' Antitrust:

"Si tratta di una pratica idonea a falsare in misura apprezzabile le scelte economiche dei consumatori, costituiti in prevalenza da donne dai 40 ai 60 anni alle quali i messaggi sono espressamente indirizzate e in ogni caso da persone ipercolesterolemiche o comunque sensibili alle tematiche salutistiche particolarmente attente alle opportunità di approcciare e risolvere ovvero prevenire in modo naturale, con un alimento, problematiche attuali e condivise quale si configura il colesterolo.In particolare, per i prodotti alimentari e a maggior ragione per gli alimenti funzionali, la diligenza richiede una maggiore cautela, completezza e rigore informativo nel fornire ai consumatori tutti gli elementi sulla cui base operare consapevolmente le proprie scelte. "

Casualità o strategia di comunicazione?

In definitiva sia nel primo caso che nel secondo si tratta di messaggi devianti in qualche modo ingannevoli per il consumatore. Volevo però alla luce di questa vicenda fare una riflessione, se è vero, ma ho qualche dubbio nonostante gli studi presentati, che il prodotto funziona e ha le caratteristiche che sostiene di avere, perchè trarre in inganno il consumatore con la pubblicità?

Danacol per esempio è un prodotto che è dal 2006 che in commercio siamo nel 2009, non è un po' tardi per intervenire?

Una sanzione di 300.000 euro per un azienda che ha dichiarato di 3.674 milioni di euro nell'ultimo trimestre, circa 15.000 milioni di euro in un anno, è come una goccia in un mare, è veramente utile a disincentivare le aziende a comportamenti simili o sono calcolati fin dall'inizio?

Io penso che finchè i provvedimenti e le sanzioni sono queste, le aziende sono motivate più ad "ingannare il consumatore" piuttosto che a cercare di costruire un rapporto di dialogo, perchè il messaggio oramai è passato ed è stato assimilato dal consumatore, il mio occhio ha visto che a cadere in queste situazioni sono più o meno le stesse aziende con qualche eccezione. Vorrei delle norme più severe o obbligare a spendere lo stesso budget che hanno speso per comunicare il provvedimento dell'Antitrust, anche perchè aziende serie che comunicano correttamente ci sono e non hanno bisogno di ricorrere a questi mezzi.

martedì 2 giugno 2009

Il rosso dei papaveri in cucina

Ogni tanto mi piace alleggerire un po' il blog con notizie curiose, Giugno è il mese dei papaveri, tutti i campi di cereali ne sono pieni, ma anche al limitare delle strade, quando ero bambino con i compagni di gioco ci nascondevamo nei campi di grano per ammirare i papaveri. Ho pensato di fare conoscere questi prodotti della tradizione di un altro paese, per dare dei stimoli imprenditoriali nuovi. Nel vagabondare in giro per il mondo mi sono imbattuto nei Papaveri di Nemours, si avete letto bene proprio i petali dei papaveri o meglio i derivati dalla lavorazione dei petali dei papaveri adoperati in cucina. Sapevo dell'uso in erboristeria che opportunatamante lavorati i fiori dei papaveri venivano adoperati come ingrediente per sciroppi o di balsami per uso esterno ma non per uso alimentare, ne sono rimasto sorpreso, cosi dopo avervi fatto vedere i fiori d'Ibisco ora i papaveri tra i fiori che possono essere utilizzati in cucina.

Ho scoperto che è una tradizione abbastanza consolidata nella cultura contadina di Nemour, ma solo nel 1870 il Sig. François Etienne Desserey ha pensato di creare un azienda per produrre delle autentiche specialità. Non c'è solo liquore ma anche caramelle (le mie preferite, quelle che vedete in foto), aceto, cioccolatini, limonata, cioccolato aromatizzato ai petali di papaveri. Con il liquore e lo sciroppo si nappano i gelati, si profuma la creme brulées, la crema pasticcera, il gratins di lamponi, i sorbetti ai frutti di bosco ma anche per preparare un aperitivo si allunga il liquore con lo spumante o il vino bianco, a Nemours lo allungano con il Cidro.
Des Lis Chocolat - 6 rue Louis Blériot - 77140 NEMOURS - 01 64 29 20 20

sabato 30 maggio 2009

I formaggi si fanno con il latte fresco o il latte in polvere?

Contraddizioni della nostra economia, da una parte abbiamo le quote latte, nate per regolamentare le eccedenze di produzione, dall'altra abbiamo produttori di mozzarelle e formaggi che utilizzano latte in polvere o latte concentrato. Il presidente del Consorzio della Mozzarella di Bufala Campana, Luigi Chianese, invita i produttori campani per smaltire il latte in eccedenza ad utilizzare solo latte dalle zona DOP, perchè fino ad adesso, da dove arriva?
Alla fine del 2008 c'è stata una sentenza del tribunale di Monza, passata in sordina, che ha assolto un produttore di mozzarella, per avere commercializzato mozzarella fata con latte in polvere ( in percentuale superiore al consentito 12% fissato da un decreto del 15.12.2000). Un precedente piuttosto imbarazzante che di fatto rende lecito adoperare latte in polvere.

L'aggiunta di latte in polvere per produrre formaggi è una pratica utilizzata di frequente, è una pratica consentita, la norma CE n.853/2004 non pone alcun limite. I produttori dicono per garantire una qualità standard del latte, esprimo qualche perplessità in merito su questa pratica.

Secondo me i prodotti che si dotano di marchi di qualità come DOP, IGP dovrebbero utilizzare solo latte fresco, non comprendo perchè con tanto latte disponibile il ricorso al latte in polvere, abbiamo delle mucche che "spremiamo" per fargli produrre 60 litri di latte al giorno, per poi utilizzare latte in polvere e di quale provenienza?

Parliamo però anche di costo ambientale, perchè il processo di trasformazione del latte fresco in latte in polvere ha un costo, il trasporto ma sopratutto la re-idratazione, il consumo di acqua, sappiamo bene di quanto l'acqua sia un bene prezioso, il latte è composto all'87% da acqua, per avere un chilo di formaggio ci vogliono almeno dieci litri di latte, si fa presto a fare i conti. Per cui oltre al costo d'acquisto le mozzarelle di latte in polvere hanno un ulteriore costo ambientale per tutti noi.
Fonte: ItaliaOggi e Rai
Aggiornamento del 11/06/09 da un comunicato di coldiretti:

N.470 - 11 giugno 2009
ETICHETTATURA: MARINI (COLDIRETTI), INACCETTABILE STOP A DDL
“La metà dei formaggi e del latte a lunga conservazione venduti come italiani nel nostro Paese è realizzata con latte, polvere di latte e cagliate congelate provenienti dall’estero. Tutto questo il consumatore non è messo in condizione di saperlo. Una contraffazione legale che la legge sembrerebbe volere continuare a proteggere, come dire che le lobby vincono ancora sulla trasparenza e sul bisogno di una corretta informazione”. Questo il commento del presidente della Coldiretti Sergio Marini rispetto al nuovo stop in aula al Senato al disegno di legge sulla indicazione obbligatoria in etichetta dell’origine dei prodotti alimentari, proprio quando è la stessa Europa che avanza importanti aperture con il libro bianco sulla qualità. “Siamo fiduciosi – prosegue Marini – che Governo e Parlamento possano definire velocemente la questione premiando, finalmente, i veri interessi della gente, approvando un provvedimento atteso che è ancora tenuto fermo senza alcuna motivazione”.

giovedì 28 maggio 2009

Una buona e corretta masticazione come strumento di prevenzione dell'obesità

Ho partecipato ad una conferenza in questi giorni, che ha come tema la prevenzione dell'obesità, alcuni medici hanno sottolineato i vantaggi di una buona e corretta masticazione. In sintesi più si mastica, più si mangia lentamente, maggiore è il senso di sazietà, dato che lo stomaco percepisce in ritardo il senso di sazietà, stimato in 10-20 minuti.

Ad affermarlo è il Dr. Arnaud Cocaul, nutrizionista presso l'ospedale di Parigi Pitié -Salpêtrière, che ha scritto su questo argomento un libro edito da Thierry Souccar Edizioni. La masticazione è essenziale per stimolare la salivazione, migliorare la digestione e fornire un buon grado di sazietà. "Il più si mastica e meno si mangia", ha affermato il Dott. Laurent Chevallier, uno specialista in nutrizione.

Personalmente penso che non è solo un problema di educazione, ma la tendenza o l'abitudine a masticare sempre meno è legata ai prodotti agroalimentari sempre più trasformati, pronti da mangiare, sempre più morbidi, che hanno fatto perdere la struttura dei cibi, come piatti pronti, hamburger, frullati "pronti da consumare", ecc. Il cibo è sempre più morbido tanto che non c'è il tempo di assaporare e di gustare e di conseguenza si mangia di più o come dice ma mia amica Cynthia, non gustiamo quello che mangiamo.

Una buona e corretta masticazione:
- aiuta a regolare meglio il senso di fame e sazietà
- favorisce una migliore digestione e aiuta a ridurre eventuali problemi legati al gonfiore intestinale.
- aiuta la corretta funzionalità di stomaco e intestino, lavorano meno e ne guadagnerebbe la circolazione sanguigna.
- un migliore flusso di sangue al cervello.
- aiuta a ridurre il rischio di recidiva del carcinoma della mammella lo afferma il professor Vincenzo Castronovo, Università di Liegi, in Belgio.

Fonte: Lemonde, Le Régime mastication (Thierry Souccar Editions)

lunedì 25 maggio 2009

Il verde chiaro e il verde scuro dell'olio extra vergine d'oliva italiano

Nuova etichettatura UE
Olio d'oliva è uno dei simboli della dieta mediterranea, simbolo della cucina italiana eppure quando ci si mette in mezzo la politica, certa politica, produce più danni che benefici. La nuova normativa europea ha stabilito che gli oli provenienti da un solo paese porteranno il nome dello Stato membro e le miscele saranno etichettate come
1. miscela di oli di oliva di provenienza comunitaria
2.miscela di oli di oliva di provenienza non-comunitaria
3.miscela di oli di oliva di provenienza comunitaria e non
e i termini come fruttato, verde, maturo, dolce e ben equilibrato, possono anche essere utilizzati sulle etichette di olii d’oliva vergine ed extra vergine di oliva. Inoltre ha stabilito che dovrà essere indicato in etichetta anche l'origine delle olive per la produzione dell'olio.

Certificazione di qualità, troppi marchi e la domanda e il prezzo scendono!
Ad affiancare questa nuova normativa, oltre alle Dop e alle IGP, qualcuno ha pensato di aggiungere delle nuove certificazioni per posizionare più in alto, olio extravergine, come 100% Italian Olive Oil presentato al Vinitaly 2009, per creare un nuovo extravergine d'oliva di alta qualità proposto da Aifo e Unaprol, con un disciplinare d'alta qualità, in seconda istanza Unaprol Cno e Unasco hanno depositato un disciplinare di alta qualità con due marchi: Alta Qualità e 100%. Assitol e Federolio invece ne faranno altri due, quindi avremo più marchi di qualità. Nel frattanto è arrivato anche la certificazione di qualità internazionale UNI EN ISO 22005/08. Tutta questa segmentazione del mercato sta creando però uno strano effetto, invece che aumentare il prezzo dell'olio, incredibilmente il prezzo scende siamo ai 1,86 al litro all'ingrosso, la mancanza di fiducia è totale, ma come mai?

I numeri della produzione di olio d'oliva
Alla prima edizione di Medioliva, si è fatto il punto sull’olio di oliva del mediterraneo, la produzione nel 2006-2007 si è attestata su 2.834.000 milioni di tonnellate, di cui la Spagna è il paese leader con 40% della produzione, seguita dall’Italia e dalla Grecia. La produzione d’olio d’oliva in Italia è tra i 6 e i 7 milioni di quintali all’anno,di cui il 25 e il 30%, di questo 2,5 milioni di quintali è per uso personale e non arrivano nei canali di vendita. Tuttavia l’Italia imbottiglia 7,5 milioni di quintali d'olio d’oliva, sei milioni per il mercato nazionale (12 kg all’anno a testa) e 1,5 milioni di quintali per l’export.

Ma da dove arriva l’olio d’oliva che Italia non produce (circa il 40%)?
Un dato su tutti per semplificare in Toscana viene imbottigliato il 25% della produzione nazionale di cui solo 600.000 quintali sono italiani il resto quasi più del doppio, arriva dagli altri paesi europei come Spagna, Grecia, Tunisia, Turchia. Su 100 bottiglie che sono commercializzate in Italia l’80% non hanno alcuna indicazione di provenienza, 15% indica italiano sulla bottiglia e solo il 5% riporta il marchio DOP. Ma per un paese che punta sull'origine e il legame del territorio il 20% della produzione non è un po' poco?

Consumatore allo sbando
Il dubbio è che come per il vino, si creino disciplinari che permetteranno la possibilità di inserire percentuali di olio d'oliva provenienti da altri paesi, come già viene fatto! Chi abita in una zona vocata è fortunato magari conosce chi coltiva e produce e non è difficile procurasi un buon olio d'oliva. Teniamo conto che la produzione di olio d'oliva extravergine italiano è veramente limitata. Da parte dei produttori c'è la volontà di uscire fuori dalla grande distribuzione per privilegiare solo la vendita diretta, canale ritenuto più redditizio ma che può essere in mancanza di controlli anche un po' truffaldino, se non si va da un produttore onesto. Si dovrebbe fare un lavoro di valorizzazione del prodotto, sopratutto spiegare e comunicare al consumatore la qualità, perchè tra marchi e dop, rischia di andare in confusione e quali garanzie sono fornite, avere un olio extra extra extra vergine italiano (giuro l'ho visto scritto negli USA) ha senso solo se viene spiegato e il consumatore ne riconosce la qualità, le differenze e non solo il prezzo.

Etichettatura : denominazioni di vendita e categorie in commercio
- Olio extravergine d'oliva: olio d'oliva di categoria superiore ottenuta da olive tramite procedimenti meccanici. Acidità uguale o inferiore all' o,8%.
- Olio d'oliva vergine : olio d'oliva ottenuto da olive tramite procedimenti meccanici. Acidità uguale o inferiore all' 2%.
- Olio d'oliva: olio contenente olii d'oliva che hanno subito un processo di raffinazione e olli ottenuti da olive. Acidità uguale o inferiore all' 1 %.
- Olio di sansa d'oliva: olii ottenuti dalla lavorazione del prodotto ottenuto dopo l'estrazione dell'olio d'oliva e di olii ottenuti direttamente dalle olive, in genere una miscela di olio di sansa raffinato e olii vergini. acidità inferiore a 1%.
L'acidità incide sulla qualità dell'olio, ma è un dato non obbligatorio in etichetta, spremitura a freddo è riservato solo agli olii extravergini, vuole dire che i processi estrattivi sono avvenuti a temperatura inferiore a 27°C.

giovedì 21 maggio 2009

Report rai 3 : la carne, verso un consumo consapevole?

Come diversi di voi ho visto anche io la puntata di report sulla carne, Domenica 17 Maggio su Rai Tre, in uno miei primi post sono stato preso in giro perché parlavo del pericolo sull’ambiente del troppo consumo di carne. Ho invitato spesso a un atteggiamento più responsabile per l’ambiente e per la salute con un minore consumo carne e più frutta, verdura e cereali (in Italia che tra altro è uno dei paesi più ricchi di frutta e verdura). Mangiare di meno carne ma mangiare tutti.

Nella mia esperienza professionale mi sono occupato di produzione di carne e produzione di formaggio una solo volta, quando sono andato a lavorare in Trentino e sono stato responsabile di un gruppo di aziende che faceva filiera, dal mangiare per gli animali, all’allevamento al taglio era tutto in una stessa valle, in uno stesso gruppo in Val Sugana. Per essere un buon responsabile di marketing e comunicazione bisogna conoscere tutti gli aspetti dell’azienda così dal contadino all’allevatore al macellaio ho passato tre anni interamente con loro.

Che cosa ho imparato? Molto, soprattutto sulla qualità della carne, cosa vuole dire? Dal punto di vista dell'alimentazione umana, avere delle proteine di elevata qualità e quali sono gli elementi che incidono sulla qualità?. La razza, il tipo di allevamento, la macellazione.

Oggi le razze sono super selezionate quindi non ci sono problemi come le Simmental o le Bluebell. La scelta dell’allevamento invece è importante perché la qualità della carne bovina la si può riconosce ad occhio nudo, dal grasso presente insieme alla carne: in un taglio di prima qualità il grasso è bianco-rosato, e si intravede anche tra le fibre muscolari, a cui dona un aspetto quasi come marmorizzato. Secondo le norme della Comunità Europea la carne ha una classificazione a lettere alfabetiche S, E, U, R, O, P, la lettera S rappresenta la migliore la lettera P rappresenta la peggiore qualità distinte da masse muscolari poco sviluppate. In un taglio di cattiva qualità, la carne è compatta e scura, quasi priva di grasso, quando c’è è di color bianco-giallastro e cotto ha un sapore cattivo. Questa classificazione non è visibile ai consumatori ma solo agli addetti ai lavori.

I livelli di qualità della carne sono raggiunti solo da allevamente estensivi dove l’animale si può muovere liberamente o in uno spazio ben determinato, allevamenti intensivi producono carne di bassa qualità, dove l’animale sta fermo, c'è poca luce, c'è poca aria, non si può muovere perché deve ingrassare ma la sua carne sarà di bassa qualità. (i bovini non è un animale come il canguro che corre ma è stanziale si muove poco ma quel poco che gli serve). La logica è che se un animale ha sufficiente spazio aria, igiene, l’animale sta bene e avrà carne di prima qualità. Un allevamento intensivo costa più di un allevamento estensivo, non è un problema di costi ma in un ambiente chiuso l'animale diventa più grande più velocemente, ma non dà carne di qualità.

Tutto questo lavoro e impegno sulla qualità ha dato all’azienda i suoi frutti perché i consumatori hanno apprezzato questo tipo di carne, che comunque costava esattamente uguale alla produzione intensiva, anzi spesso i consumatore preferiva la carne di bassa qualità perchè la riteneva più magra.La carne che oggi arriva al consumo rispetto ad alcuni anni fa ha un contenuto molto più basso in lipidi, una composizione più equilibrata in acidi grassi ed un ridotto contenuto in colesterolo.

Questa è l'etichetta che in genere si presenta al consumatore mancano le informazioni sull'animale, sull'allevamento e sulla macellazione e frollatura, che sono inserite nel codice di rintracciabilità non disponibile ai consumatori. Ci sono invece dove è nato, dove è stato allevato, il numero di appovazione del macello e il numero di appovazione del laboratorio cioè dove sono state sezionate le diverse parti. Un indice negativo è quando ci sono 4 luoghi diversi come per esempio nato in Olanda, allevato in Polonia, macellato in Germania, tagliato in Francia, nessuna carne di qualità "gira" cosi tanto. Bisogna preferire le 4 I, nato in Italia, allevato in Italia, mecellato in Italia, tagliato in Italia. Oppure carne bio certificata. Dal mio punto di vista mancano le note più interessati per il consumatore, quelle attuali anche se meglio di niente non aiutano a scegliere a distinguere la qualità se non a occhio nudo.

La stessa cosa avveniva per il latte, dove pagavamo cinque centesimi in più al litro per avere un latte di migliore qualità, gli allevamenti intensivi mucche che per lo stress fanno 40-50 litri di latte al giorno, fanno un latte di cattiva qualità e per fare il formaggio non va bene, noi volevamo il latte con alcune caratteristiche che quel tipo di allevamento non garantisce ne per fare il formaggio, ne dal mio punto di vista per il consumatore.

Oggi la maggior parte delle carni arriva dall'estero, Polonia, Ungheria, Olanda, Francia, Sudamerica, è difficile avere un controllo, costa meno rispetto a quella prodotta in Italia, ma al consumatore ha lo stesso costo. Importazione non risolve il problema dell'ambiente. In Italia si ritiene che lo spazio lasciato alle mucche per pascolare sia spazio rubato alla produzione industriale(!). Il problema è che se teniamo conto delle statistiche entro il 2050, se continuiamo così e la popolazione aumenta dai 229 milioni di tonnellate di carne c'è una domanda di 465 milioni di tonnellate di carne, dal punto di vista ambientale un costo e un impatto insostenibile. Io credo che tra i 5 kg di carne annua che mangia un Indiano a 123 kg di carne annua che mangia un Americano si può trovare una via di mezzo.

Per cui un invito a delle scelte più responsabili a una dieta meno ricca di carne ma più ricca e varia di verdure, frutta e cereali. 60 milioni di italiani che mangiano carne tutti i giorni gli allevamenti non ce la fanno, fortuntamente solo il 40% degli italiani mangia carne tutti i giorni. Che è comunque nutrizionalmente errato la dieta deve essere varia. Quindi solo se la domanda scende anche l'offerta cala. Qualcosa però stà cambiando. Un italiano su dieci si dichiara vegetariano, a Gent in Belgio il 13 maggio hanno fatto la giornata della dieta vegetariana, tutti vegetariani per un giorno e hanno presentato il primo lenticchie burghers a Lione, Praga, Milano il 16 Maggio 2009 il primo Veggie Pride. Sono dei segni, da qualche parte bisogna pure iniziare per cambiare abitudini alimentari.

martedì 19 maggio 2009

Alimenti che più costano più sono buoni o meno costano e più sono buoni? Hard discount o prodotti di marca?


Un inchiesta dell'associazione di consumatori CLCV in Europa, mette in crisi un vecchio preconcetto, cioè tutto quello che è buono costa caro. Secondo un analisi della maggior parte dei prodotti "hard discount", questi presentano caratteristiche nutrizionali simili, uguali e a volte più interesanti dei prodotti di marca. Ribaltando il giudizio che i prodotti degli hard discount perchè di prezzo basso sono di cattiva qualità nutrizionale. L'analisi è stata fatta su 303 etichette dei prodotti "hard discount", rivenditori al dettaglio e grandi marchi. Le differenze che hanno trovato dei prodotti hard discount e prodotti private label, cioè a marchio del supermercato sono pochissime. Prodotti meno costosi non sono necessariamente di qualità inferiore (come mi piacerebbe fare queste inchieste anche a me!) .

Si è portati a pensare che i prodotti di fascia di prezzo basso, perchè costano meno siano più ricchi di calorie e grassi, non è vero, a volte nei ravioli al posto del prosciutto crudo troviamo più carne di tacchino o pollo, ma non necessariamente è negativo, in qualche cioccolato troviamo più grassi idrogenati e in qualche confettura sciroppo di glucosio. In alcune pizze al pomodoro e formaggio, trovate un po meno formaggio, in alcuni prodotti di pasticceria il burro è sostituito da grassi vegetali. Ma tranne queste eccezioni che rigguardano solo sei prodotti su 139, le differenze sono minime.

Esistono anche delle eccezioni cioè prodotti hard discount di qualità superiore. Ciò è particolarmente per il marchio al cioccolato"Maestro Giovanni" venduto al Lidl, si distingue per un minore apporto di grassi e un minore apporto di calorie, la quantità di cacao è identica ai prodotti di marca. Alcuni yogurt di frutta presenti negli hard discount hanno delle percentuali di frutta che superano il 10% e arrivano fino al 12-15%, non hanno alcun sorrettore di acidità o aroma, i zuccheri sono inferiori, mentre ci sono yogurt di marca che contengono il 5,9% di frutta, aromi e zuccheri. Al Lidl vicino casa mia c'è dell'ottimo miele e confettura con frutta e miele dell'azienda Brezzo di Cuneo.

Grande sorpresa sono stati anche i prodotti a marchio del supermercato es (Pam. esselunga, auchan), che offrono un ottimo rapporto qualità prezzo, rilevando capacità tecniche dei direttori acquisti dei supermercati. Pertanto consiglio negli acquisti di confrontare le etichette nutrizionali, per trovare il miglior rapporto qualità / prezzo. Il consumatore oggi però ha anche trovato un altro modo di fare acquisti, cioè direttamente dal produttore, garanzia di qualità e prezzo i farmer market sono sempre più frequentati al di là del prezzo segno che è il rapporto qualità prezzo che interessa il consumatore al di là del valore del marchio.
il prossimo post parlerò della puntata di report e della carne perche ho lavorato per tre anni per un azienda di carne vicino Trento

sabato 16 maggio 2009

Match food: Frullati Chiquita, frullati Dimmidisi, Valfrutta frullati analisi dei frullati di frutta IV° gamma



Punti negativi:
1) Personalmente ritengo che il termine frullati non sia “corretto” per tutti, in quanto sono fatti con purea e succo, a differenza del puro succo di frutta, succhi di frutta a base di nettare o concentrati, la composizione dei smoothie o frullati non è regolamentata. La frutta può essere miscelata con tutto e di più con altri succhi di frutta, latte, zuccheri, ho qualche perplessità che sia solo frutta fresca, tutte le purea hanno all’origine frutta fresca, però proprio per il principio della stagionalità della frutta, questi prodotti sono venduti tutto l’anno e la natura ci insegna che la maturazione dell’uva e della fragola non è nello stesso periodo.
2) Troppo succo o purea di mela e uva rispetto ai gusti dichiarati spesso più del 50% del contenuto è succo e polpa di mela e uva e qualche volta banana, arancia e limone. Quando in casa facciamo un frullato per esempio di fragole e banana con mettiamo più uva, mela e arancia, altrimenti diciamo che facciamo una macedonia.
3) Nessun accenno all’ambiente abbiamo delle bottiglie in PET sono riciclabili? Quanto inquinano? Se si adopera frutta proveniente dall’estero, proprio perchè uva e fragola non maturano nello stesso periodo, quanto ci costa in termine di gas serra e di inquinamento?
4) Zuccheri, molte non dicono nulla alcune dichiarano, fruttosio Alcuni hanno un numero di zucchero superiore a dieci gr. dovuto quasi sicuramente all’ingrediente succo d' uva? Non si comprende se sono solo gli zuccheri della frutta adoperata o come molto probabilmente viene aggiunto fruttosio.
5) Il prezzo è troppo alto quasi 8 euro al litro, nessuna frutta costa cosi cara es. mele 1,55 eruo al Kg. e le banane 1,55 al kg a noi consumatori, Valfrutta invece 6 euro al L..
6) Nota dolente la comunicazione Valfrutta quasi inesistente nemmeno un sito internet, Dimmidisi è presente nel sito internet con un pop up, in costruzione il sito internet (in ritardo di quasi un anno dalla presentazione) Chiquita dedica un sito internet, mira a creare una comunità intorno al prodotto, ma in modo un po' originale, cercando facili consensi mirati, da un agenzia che non ha reso neanche noto il suo nome (per la vergogna?), e da blogger amici, mi riferisco al Party10e lode, per i blogger a Milano, ma cosa c'entravano i frullati chiquita, con lo shiazu e il do knit yourself? Un altro esempio di comunicazione che più che confusa definirei "molto complice" al fine di ottenere post molto lusinghieri a volte anche troppo e facendo sorgere in persone maligne e sospettose, nella quali io non mi riconsoco, più di un dubbio.
7) Qualcuno ha subito un trattamento di pastorizzazione per avere un tempo di scadenza più lungo ma sappiamo quanto vitamine e sali minerali sono sensibili a qualsiasi trattamento dalla centrifuga, al frullato, al calore alla luce.

Punti positivi
1) Meglio delle bevande gasate e zuccherate, anche se una bottiglietta di frullato fornisce dalle 150 alle 300 calorie va tenuto conto delle calorie giornaliere assunte.
2) Immagine legata alla salute e al piacere del consumo di frutta, se serve a stimolare un maggiore consumo di frutta può essere un veicolo ma preferirei che si i bambini imparino ad adoperare frutta fresca per non farli abituare alla frutta con quella nota un po' troppo dolce di alcuni di questi preparati, uno smoothie o frullato non può essere paragonato al consumao di frutta fresca.

Frullati Chiquita, hanno dalla loro parte una grande marchio e la grande esperienza di tre anni in Europa, a livello di comunicazione tuttavia non sembra che prenda esempio dall' esperienza fortunata degli altri paesi europei. Al momento sembra che non ha una distribuzione capillare l'ho visto solo all'insegna SMA. Ha un tempo maggiore di durata rispetto a dimmidisì, dovuta a una leggera pastorizzazione (!) il frullato e ha anche un contenuto di calorie e zuccheri più alto rispetto a dimmidisi.

Frullati Dimmidisi
, ha anticipato Chiquita, un'azienda italiana, specializzata nella IV° gamma, è stata creata un immagine accattivante ma la sensazione che ho personale è che avrebbero dovuto credere e investire in questo prodotto un po' di più, al palato è molto gradevole, ha un periodo di scadenza breve ma è un plus di freschezza del prodotto, si vende in Coop e Standa. Dal mio punto di vista è il migliore o quello che più si avvicina al concetto di frullato. Ha prodotto anche nuovi gusti come arancia e carota e pera e amarena con il 55% di pera e amarena.

Frullati Valfrutta
, azienda storica che tenta di innovare con una linea Valfrutta fresco, ahimè comunicazione zero, nemmeno nel sito internet dell'azienda io l'ho trovato all'Esselunga, dei tre è quello con le potenzialità maggiori per il miglior contenuto in etichetta peccato non dichiarare la quantità di banana e il miglior rapporto qualità/prezzo è il più calorico ma per molto poco.