martedì 16 settembre 2014

Le abitudini alimentari si fissano nel primo anno di vita?

Elena C, Sorrento: Ho letto da più parti che le abitudini alimentari si fissano nel primo anno di vita e che l'obesità dipende da quello che si mangia nel primo anno di vita, è vero?

Si e no, negli ultimi anni c'è una specie di corsa verso la dimostrazione che alcune patologie si possono prevenire nel primo anno di vita o ancora prima, nel 1986 David Barker ha descritto un legame tra crescita intrauterina e sviluppo di cardiopatia ischemica, questo ha generato un nuovo segmento della ricerca medico scientifica sulla  nutrizione nel primo anno di vita e sugli effetti della salute a lungo termine, meglio noto in termine tecnico come  (DOHaD).

Attenzione però perchè l'egocentrismo dei ricercatori e il tentativo di portare più danaro alla propria ricerca scientifica, rischia d'abbagliare, non voglio parlare di manipolazione dei dati ma di vedere le cose solo da un punto di vista, ricordate quella ricerca che aveva trovato una relazione tra il consumo di cioccolato e la vincita del premio Nobel?


Quando si ha a che fare con patologie multifattoriali come l'Obesità è sempre difficile individuare le cause ed escludere una ricerca piuttosto che un altra, si possono trovare tante relazioni, tutte relazioni corrette ma che queste poi determinano causa ed effetto è molto difficile da dire.

Queste affermazioni pubbliche sull'alimentazione del lattante, non fanno altro che aumentare lo stress e l'ansia di neo mamme e neo papà, dall'alimentazione in gravidanza all'alimentazione nel primo anno di vita, trasformando il divezzamento una specie di ricerca scientifica personale, tranquilli dopo il primo figlio l'ansia svanisce e si diventa più ragionevoli, è una questione d'esercizio ve lo posso garantire personalmente, ricordate il miglior medico è colui che non vi mette nel panico ma che vi rende più tranquilli e sereni.


Le principali ricerche scientifiche:

Le nuove ricerche puntano sull'allattamento materno come fattore di prevenzione dell'Obesità e su un divezzamento che consente di proporre una varietà adeguata di frutta e verdura per sensibilizzare il lattante al gusto della frutta e delle verdura.

Il mese scorso è stata pubblicata una revisione di studi scientifici su Pediatric e analizza le diverse relazioni alcune positive altre parzialmente positive, sui comportamenti del primo anno di vita, valutate intorno ai 6 anni di vita

Lo studio di Li R, Breastfeeding is associated with reduced risk of infections at age 6 years, associa la durata dell'allattamento al seno con la bassa incidenza delle infezioni all'orecchio e alla gola ma non ha trovato alcuna associazione con le patologie delle alte via respiratorie o con le basse vie respiratorie e le infezioni del tratto urinario (molto frequenti nei lattanti).

La ricerca di Luccioli  Infant feeding practices and reported food allergies at six years of agequesta non trova associazioni significative tra la durata dell'allattamento al seno esclusivo e non con le allergie alimentari.

La ricerca di Pan  A longitudinal analysis of sugar-sweetened beverage intake during infancy and obesity at six years old, ha invece trovato una relazione tra il consumo di bevande zuccherate dei lattanti e la possibilità di sviluppare l'obesità, la probabilità è del 50%.

La ricerca di Lind JN, Breastfeeding and later psychosocial development of children at 6 years of agdel mette in relazione l'allattamento al seno con lo sviluppo psicosociale, la ricerca sostiene che l'alimentazione infantile può essere predittiva di alcuni risvolti della salute come malattie infettive e obesità infantile, ma non le allergie alimentari e lo sviluppo psicosociale.


La ricerca di Perrine Breastfeeding duration is associated with child diet at 6 years trova un' associazione tra durata dell'allattamento con un maggiore consumo d' acqua, frutta e verdura nei bambini,

La ricerca di Grimm Association of fruit and vegetable intake during infancy and early childhood indica che coloro che includono più verdure nel divezzamento del lattante, consumano una quota significativa di più porzioni di frutta e verdura all'età di 6 anni, non è chiaro se queste associazioni riflettono lo sviluppo del gusto iniziato durante la prima l'infanzia o se l'abitudine di mangiare frutta e verdura in famiglia influenza di più le scelte del bambino.

Come il supplememto di Pediatrics fa notare sono state trovate delle relazioni tra alcuni comportamenti del lattante e abitudini alimentari, questo responsabilizza i genitori verso scelte più sane e consapevoli, ma senza perdere la testa, non deve sorprendere il dato che se non si mangia la verdura fin dalla prima infanzia poi dopo i sei anni è difficile introdurre quest' abitudine.


Obesità e abitudini dal lattante all'adulto

In qualsiasi caso però alcune patologie come l'Obesità, essendo questa multifattoriale, può anche non dipendere solo da come il lattante si alimenta.

Sicuramente ci sono alcuni comportamenti che possono influenzare positivamente come l'allattamento al seno introduzione corretta di frutta e verdura nel divezzamento, altri comportamenti potenzialmente più negativi come salare alimenti nel primo anno di vita, dare ai bambini le bevande dolci, oppure alimenti troppo ricchi di zucchero o dolci, pasti troppo ricchi di proteine perchè possono istillare comportamenti non corretti.

Pur tuttavia dal momento che non conosciamo la vera causa dell'Obesità, è una patologia complessa e multifattoriale, queste relazioni possono avere un indice più alto d'influenzare i comportamenti di alcuni, ma che queste siano le cause determinanti dell'Obesità, non abbiamo nessun dato per affermarlo.


In sintesi se per caso, il nonno vi ha dato un pezzo di biscotto da lattante non è colpa sua se da adulti siete diventati obesi, esiste da adulti la responsabilità individuale che ci dovrebbe spingere a cercare di rimanere intatto il nostro patrimonio di salute con scelte consapevoli.

L'educazione alimentare è un percorso che coinvolge tutte le età, inizia dal lattante ma non si conclude al primo anno di vita, perché il senso del gusto del bambino cambia mano a mano che diventa grande, la famiglia ha il compito educativo costante nel tempo, da bambini da ragazzi e continua anche dopo i 18 anni per quanto mi riguarda.

Papà G.: Che hai mangiato, oggi?
Figlia A : Ma papà sono mamma e mi chiedi ancora cosa ho mangiato oggi?
Papà G: :Si, perché non ho mica smesso d'essere papà!

Riferimenti: 
Laurence M. Grummer-Strawn, PhDa,b, Ruowei Li, MD, PhDa, Cria G. Perrine, PhDa,b, Kelley S. Scanlon, PhD, RDa, and Sara B. Fein, PhDc Infant Feeding and Long-Term Outcomes: Results From the Year 6 Follow-Up of Children in the Infant Feeding Practices Study II, Pediatrics

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lunedì 8 settembre 2014

Pesce, tonno e mercurio, consumatori contro FDA

Notizia che arriva dall'America ma che in qualche modo ci riguarda, un associazione di consumatori ha pubblicato un dossier dove critica la posizione della Fda in riguardo alle raccomandazioni del consumo di pesce, pone l'accento sul pericolo del contenuto di mercurio, dal momento che il tonno sia fresco che in scatola è dopo il gambero il pesce più consumato negli Usa.

L'associazione di consumatori esprime disappunto con le raccomandazioni del consumo di pesce e ha chiesto alla Fda di spiegare meglio le raccomandazioni del consumo di pesce, in particolare alle donne in gravidanza e in allattamento e ai bambini al di sotto dei tre anni, perchè le raccomandazioni si basano sul rapporto tra il consumo di pesce e sviluppo corretto del feto, del cervello e del sistema nervoso.

La Fda consiglia di consumare almeno tra i 250 e 450 g di pesce alla settimana, di conseguenza più porzioni di pesce durante la settimana, ma non informa sufficientemente i consumatori sulla presenza e i pericoli del mercurio.

Il rapporto tonno mercurio si spiega con il fatto che il tonno si trova alla punta della piramide piramide alimentare del mare, poichè piccoli pesci vengono mangiati da pesci più grandi e cosi il mercurio si accumula più facilmente nelle carni.

Si invita a preferire pesci a più basso contenuto di mercurio come, capesante , sarde, sardine ( pesce azzurro), salmone selvaggio dell'Alaska, calamari e seppie, di questi pesci in media hanno un più basso contenuto di mercurio, che possono essere consumati senza problemi più volte a settimana.

Pesce a basso contenuto di mercurio come nasello, sogliola, sgombro atlantico, granchio.

Un contenuto più alto di mercurio è dei pesce predatori come appunto pesce spada e tonno, l'associazione americana fa anche una differenza tra varietà di tonno, sostenendo che il tonno bianco ha un contenuto di mercurio in media più alto di un tonno a pinna gialla, mentre un contenuto molto più basso per il tonno striato pertanto l'associazione invita ad un consumo occasionale o almeno di una volta alla settimana, ma anche di più se si tratta di tonno striato, mentre invita le donne in gravidanza ad pensare di limitare fortemente il consumo, anzi a dire il vero il dossier invita a non consumare tonno e spada ma altre specie di pesce a più basso contenuto di mercurio.


Dibattito scientifico e normativa in evoluzione
A sostenere l'associazione anche un gruppo di medici e ricercatori i quali ritengono che i limiti fissati dalla EPA che è di 0,1 microgrammi per chilogrammo di peso corporeo al giorno. Sulla base di questo, un livello ematico di 5,8 microgrammi per litro di sangue è quello che l'agenzia considera un livello massimo accettabile. Ma questo orientamento è stato fissato più di dieci anni fa. Diversi studi pubblicati in seguito hanno dimostrato che gli effetti collaterali potrebbero verificarsi a bassi livelli ematici di mercurio, suggeriscono che il livello accettabile dovrebbe essere abbassata a 2 o 3 microgrammi di mercurio per litro di sangue.

Tuttavia il problema è nato in una inchiesta svolta dalla Fda sul mercato USA, dove nel testare i prodotti sul mercato hanno trovato che il 20% aveva livelli di mercurio superiori al consentito (il doppio), pertanto i livelli di mercurio saranno prossimamente oggetto di dibattito pubblico e di una nuova normativa in USA.

La polemica riguarda sopratutto il pesce catturato in cattività, oggi sempre più spesso i tonni vengono catturati e messe ad ingrassare in acquacoltura, per avere un tonno più grasso adatto per fare il sushi, ci sono in Italia nel mediterraneo e anche a Malta, la stessa cosa avviene in alcuni paesi dell'Oceano Indiano per avere tonni più grandi, in teoria in questo modo i livelli di mercurio sarebbero rilevabili e controllabili.
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In Europa 
Al momento in Europa esistono del limiti fissati dal Regolamento (CE) n. 1881/2006, che ha fissato 0,5 mg/kg per i pesci comuni e 1 mg/kg per lo squalo, pesce spada, tonno, rana pescatrice, che sono dei pesce predatori e quindi più a rischio.

Attualmente i livelli di consumo pro capite di pesce nella media sono bassi siamo su una al massimo due porzioni di pesce a settimana in qualsiasi caso sia le donne in gravidanza  o con bambini piccoli devono essere consapevoli che il consumo di pesce come tonno e spada  in più porzioni alla settimana si può potenzialmente andare oltre i limiti consentiti, modalità difficile visto i livelli di consumo pur tuttavia non impossibile.

Tutte le aziende dichiarano di avere i livelli di mercurio al di sotto dei limiti previsti, ritengo che tuttavia una comunicazione certificata in etichetta del contenuto di mercurio gioverebbe molto ai consumatori.


Il futuro del tonno e dei livelli di mercurio
Il problema è che la domanda di tonno cresce, non solo perchè cresce la domanda di pesce in scatola, ma in particolare di pesce fresco, settimana scorsa ero Helsinki e nel menù del ristorante c'era del tonno fresco, in una città lontana dal mediterraneo e dalla pesca del tonno. 
Nelle scelte al supermercato il consumatore è più portato verso pesci facili, pronti da cucinare, come appunto il salmone, pesce spada e il tonno, è inoltre fortemente aumentata in tutto il mondo, la domanda di sushi, di cui il tonno è una delle specie di pesce più utilizzate. 

Alta domanda e diminuzione sia della taglia e di numero di tonni pescati spinge al prezzo alto, tanto che una volta mangiare un insalata con il tonno era considerato un piatto povero a buon mercato, mentre oggi anche il tonno in scatola raggiunge il prezzo di 15-20 euro al kg sta diventando un prodotto sempre più caro.

Oltre ai prezzi del tonno salgono anche i livelli di mercurio nel mare, i livelli di mercurio nel nord dell'Oceano Pacifico sono aumentate di circa il 30 per cento negli ultimi 20 anni e si prevede un aumento del 50 per cento in più entro il 2050, come l'aumento delle emissioni di mercurio industriale, secondo uno studio del 2009 condotto da ricercatori presso l'US Geological Survey e l'Università di Harvard.

Sintesi:  l'invito a consumare più porzioni di pesce rimane assolutamente valido, quello che invece si può fare è variare il consumo di pesce, preferendo quei pesci a più basso o a basso contenuto di mercurio, consumando saltuariamente pesci come il tonno e il pesce spada, come di fatto già avviene quindi nessun allarmismo, tra l'altro sono pesci anche molto cari, il loro prezzo parte da 30/40 euro al kg, ad essere poveri qualche volta ci si guadagna!

Fonte : Consumer Report